e così arrivò novembre – ci fu un repentino abbassamento delle temperature dovuto al fatto che un tiepido scirocco smise di soffiare, agevolando il ritorno delle tanto famose pioggie olandesi..
al mattino del 6, comunque, ricordo un bel sole splendente (tenendo in considerazione gli standard dei paesi bassi) fare capolino tra banchi di nuvole.. il primo viaggio in italia non era in programma. per le dieci eravamo nelle vicinanze di antwerp, famosa città belga per il commercio dei diamanti, sulla via per l’aereoporto di charleroi da dove roberto sarebbe partito per l’italia. fù a quel punto che ele si girò verbalizzando un fugace pensiero che avevo avuto mentre ci allontanavamo da rotterdam: “perchè non continuiamo dritto e andiamo in italia?” perchè no?
9 ore dopo, avendo attraversato belgio, lussemburgo, francia e svizzera (ricordi fugaci del trippotto non sono mai mancati, soprattutto quando ci fermammo dell’autogrill basilese/basileo dove dormimmo una notte di aprile) suonavo al campanello di casa, dove i miei stavano finendo di cenare, ignari del fatto che di lì a poco mi avrebbero dato del cretino – con amore – per la sorpresa di vedermi..
tre giorni dopo, si ripetè l’itinerario ma in ordine inverso: e dopo aver attraversato svizzera, francia, lussemburgo e (il traffico in) belgio, arrivammo a casa — stanchi ma contenti di questa pazzia..
pazzia, parola non presa a caso visto che più e più persone (gio) mi attribuirono tale aggettivo.. pazzesco, eh?

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